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ALM-AGL E' COMPARTO DI AGL (AGL , Alleanza Generale del Lavoro (confederazione sindacale dei lavoratori) codice fiscale: 97624870156; atto costitutivo (e statuto) registrato presso l'Agenzia delle Entrate, DP I MILANO-UT di Milano 1, in data 04/06/2012, serie 3, n.7107- sede naz.le: Via Privata Duccio di Boninsegna 21, 20145 Milano, presso A.N.V.G. Associazione Nazionale Volontari di Guerra-Federazione di Milano, tel.3886296743, fax +39/1782736932, Whatsapp 3455242051, e-mail agl.alleanzageneraledellavoro@gmail.com ; e-mail certificata: alleanzageneraledellavoro@pec.it )

venerdì 21 settembre 2012

AMIANTO QUESTIONE IRRISOLTA. E NESSUNO SE NE OCCUPA PIU'

LA MAPPA DELL'AMIANTO IN ITALIA



Incredibile a dirsi ma ancora in Italia quella dell'amianto è una questione irrisolta e, per di più, lontana dai riflettori. Il problema è tanto più grave nelle regioni (qui sopra ve ne forniamo la mappa) in cui stata è consistente in passato la presenza di aziende che ne facevano utilizzo. Tale rischio permane alto, in ragione della considerevole presenza e diffusione in quantità pericolose nei luoghi di lavoro e nelle lavorazioni, nelle abitazioni e nelle strutture pubbliche e private. Una realtà rimossa dalle istituzioni, spesso sconosciuta e sottovalutata dagli stessi cittadini non informati adeguatamente .La legge 257/92 , oltre a vietare l'uso dell'amianto e ad imporne lo smaltimento, delegava alle Regioni la definizione dei piani di bonifica e la loro realizzazione. In maniera scandalosa le previsioni di tutela previdenziale della legge sono state artatamente depotenziate ,privando i lavoratori esposti del beneficio dell'uscita anticipata dal mondo del lavoro. E' urgentissimo riprendere sul territorio l'opera di rimozione e smaltimento dell'amianto, vigilando in modo diffuso per verificare che ciò avvenga una volta per tutte. Occorre sensibilizzare, informare e prevenire il rischio amianto, verificare l'applicazione delle leggi con il monitoraggio della situazione attuale e soprattutto riproporre l'effettiva tutela dal punto di vista sanitario di coloro che in passato sono stati inconsapevolmente soggetti alle conseguenze devastanti dell'esposizione professionale, della manipolazione, dell'uso e dell'inalazione dell'amianto e di quanti lo sono tuttora.

giovedì 20 settembre 2012

INCONTRO FIAT/GOVERNO : UN'IPOTESI MALEVOLA...

Dunque l'incontro Governo/FIAT sarà sabato 22 settembre. E' veramente singolare questa improvvisa fibrillazione sull'”investimento” FIAT di questi giorni. La stampa, all'unisono (in maniera, come al solito, grossolana e sospetta), sta proponendo questo giorno come quello del giudizio. Ma non dobbiamo dimenticare un avvenimento che sta procedendo parallelamente: il Governo sente di non farcela da solo a tirar fuori l'Italia dalle secche della crisi e ha chiesto l'aiuto dei Sindacati, chiamandoli a una trattativa sulla produttività che però, secondo Monti, dovrà entro fine mese portare comunque a un “risultato”, cioè a un accordo.
Ma i sindacati (tranne uno che secondo noi ha già stipulato un accordo sottobanco col governo per finalità politico-elettorali) cincischiano. Le piazze e le fabbriche li pressano, la situazione sta cominciando a diventare ingestibile anche per loro. Hanno convocato, quello era scontato, lo sciopero generale del pubblico impiego (sempre per fine mese). La carta di quello generale di tutto il mondo del lavoro (inutile, come tutti gli scioperi di un solo giorno) forse alcuni di essi, per puro spirito di bandiera, se la giocheranno tra due mesi. Ma gli scioperi servono da un po' di anni in qua solo a salvare la faccia.
Facciamo un'ipotesi: che Marchionne abbia convinto Monti Passera e Fornero che, così come avvenuto a Pomigliano, l'accordo Governo/Sindacati (anche senza la CGIL) possa andare in porto solo con un ricatto occupazionale, questa volta su più vasta scala. Ossia: se l'accordo si fa su certi contenuti, bene, la FIAT prosegue in Italia, altrimenti... E che con questa risultanza dell'incontro con FIAT poi Monti vada a sedersi al tavolo con i sindacati, per ratificare un accordo scritto dal Lingotto. Se ci pensate bene, con questa mossa, i Sindacati sarebbero in trappola, in quanto non firmare un accordo col governo con i contenuti dettati da FIAT significherebbe assumersi la responsabilità di aver concorso a chiudere gli stabilimenti e a porre in mobilità decine di migliaia di lavoratori (con le prevedibili ritorsioni degli stessi). E ad aggravare, con le conseguenze sull'indotto e il clima di pessimismo che indurrebbe, la crisi generale, economica e finanziaria, del Paese. Firmarlo significherebbe evitare lo choc-FIAT dietro l'angolo, ma perdere completamente di credibilità nel Paese. I Sindacati verrebbero percepiti come soggetti succubi dei poteri forti, mai e poi mai in grado di imporre una nuova politica industriale. In entrambi i casi la prospettiva è quella di un sindacato più diviso e quindi più debole e di una sconfitta politica e sindacale del mondo del lavoro italiano. Il problema non è di FIAT che, come risulta oggi dai giornali, sta per aprire con Chrysler centri in Australia, Giappone e Russia (dopo quelli in Argentina,Brasile, Cina e Emirati Arabi Uniti). Il problema è dei lavoratori italiani che da anni hanno ingaggiato leader sindacali poco lungimiranti che li stanno portando (non solo in FIAT) dritti dritti alla sconfitta.

mercoledì 19 settembre 2012

FIAT IN SERBIA: LA COSA CI RIGUARDA?

Da IL FATTO QUOTIDIANO del 18.9.2012

""""""""""Serbia salari da fame. La Fiat che piace a Marchionne. Viaggio a Kragujevac, dove il Lingotto si gioca il futuro

Stipendi da 350 euro per turni da 10 ore Gli straordinari sono spesso gratis “se lo chiede il capo”. Ponti d’oro dal governo di Belgrado, ma l’ad del gruppo aspetta ancora 90 milioni di Lorenzo Galeazzi e Vittorio Malagutti da il Fatto quotidiano Li vedi sfilare a fine turno sull'unico ponte che collega la fabbrica alla città. Polo bianca, pantaloni grigi, facce serie. Giovani in stragrande maggioranza, tanti ragazzi che dimostrano vent'anni o poco più. Alle loro spalle, sulla parete dello stabilimento, incombe una scritta a caratteri cubitali, visibile a centinaia di metri di distanza: “Mi smo ono sto stvaramo”. Che vuol dire, tradotto dal serbo: “Noi siamo quello che facciamo”. E loro fanno, eccome se fanno. Gli operai dello stabilimento Fiat di Kragujevac, 140 chilometri a sud di Belgrado, stanno in fabbrica dieci ore al giorno, per quattro giorni la settimana. Quaranta ore in tutto, con altre otto di straordinario, che da queste parti, almeno per adesso, è diventato una faticosa consuetudine. Non basta. Perché il caporeparto, spesso e volentieri, chiede di lavorare un giorno in più, giusto qualche ora per fissare un pezzo mal riuscito o per dare una sistemata alle macchine. Un'extra pagato? Magari. Tutto gratis. “Ma come si fa a dire di no al capo, che è anche un amico? ”, taglia corto un operaio, uno dei pochi che accettano di scambiare qualche parola. È vero, alla Fiat di Kragujevac non si usa dire di no. Perché in Serbia un lavoratore su quattro proprio non riesce a trovare un posto. E allora, con la disoccupazione al 25 per cento, l'inflazione al 10 e le casse dello Stato ormai allo stremo, la scritta sui muri della fabbrica (Noi siamo quello che facciamo) finisce per diventare un monito anche per chi sta fuori. Voi non siete niente perché non fate niente. E chi sta dentro la fabbrica non vuole certo tornare quello che era prima, una nullità, uno dei tanti che si arrangiano con il lavoro nero. Meglio chinare la testa, allora. Ubbidire ai capi e tacere con gli estranei . VANNO COSÌ le cose a Kragujevac, Serbia profonda, la nuova frontiera della Fiat predicata e realizzata da Sergio Marchionne. Stipendi da 300-350 euro al mese, turni di lavoro massacranti, straordinari pagati solo in parte. Prendere o lasciare. Ma un'alternativa, un'alternativa vera, nessuno sa dove trovarla. E allora bisogna prendere, bisogna accettare l'offerta targata Italia. Anzi, targata Fiat Automobiles Serbia, in sigla Fas, la società controllata al 66,6 per cento da Torino e per il resto dal governo di Belgrado. A Kragujevac lavorano circa 2.000 dipendenti: 1.700 operai, il resto sono dirigenti e amministrativi. Lo stabilimento funziona a pieno regime solo da qualche settimana, ad oltre quattro anni di distanza dall'accordo che nel 2008 consegnò (gratis) a Marchionne fabbrica e terreni dove sorgeva la Zastava, storica azienda motoristica che fin dal 1954, ai tempi della Jugoslavia di Tito, ha prodotto auto su licenza della casa di Torino. Esce da qui la 500L, l'unico modello davvero nuovo che i manager del Lingotto sono riusciti a mettere sul mercato nel 2012. “Almeno 30 mila vetture entro la fine dell'anno”, questi gli obiettivi di produzione dichiarati dai vertici della Fiat per l'impianto di Kragujevac. Obiettivi quantomeno ambiziosi. Anche perché le auto, dopo averle fabbricate bisognerebbe pure venderle. E di questi tempi, un po' in tutta Europa, le aziende del settore fanno una gran fatica a convincere i potenziali clienti. Ecco perché non si trova un analista disposto a scommettere sull'immediato mirabolante successo della versione large della 500, una monovolume che dovrà conquistare spazio in un segmento di mercato già presidiato da rivali come la Citroën C3 Picasso, la Opel Meriva e la Hyundai ix20. Anche ai più ottimisti tra i tifosi di Torino sembra improbabile che la 500L sia sufficiente, da sola, a garantire la sopravvivenza del modernissimo stabilimento di Kragujevac. "Siamo in grado di produrre tra 120 mila e 180 mila auto l'anno, tutto dipende dalla domanda di mercato", ha dichiarato il numero uno di Fiat Serbia, Antonio Cesare Ferrara, in una recente intervista all'agenzia di stampa Tanjug. Già, tutto dipende dal mercato. Anche Marchionne se la cavava così quando raccontava dei 20 miliardi di investimenti del fantomatico piano "Fabbrica Italia". Poi s'è visto com'è andata a finire. Parole al vento . IN SERBIA, invece, fonti del governo di Belgrado e anche del gruppo italiano nei mesi scorsi hanno accreditato l'ipotesi che Kragujevac possa arrivare a produrre oltre 200 mila auto l'anno. Tante, tantissime, se si pensa che quest'anno i quattro impianti italiani della Fiat non arriveranno, messi insieme, a 500 mila vetture, con la storica fabbrica di Mirafiori (quasi) ferma a quota 50 mila, forse anche meno. La domanda, a questo punto, è la seguente. Perché mai Marchionne dovrebbe accontentarsi di far viaggiare a mezzo servizio uno stabilimento nuovo di zecca, moderno ed efficiente a poche centinaia di chilometri dalla frontiera italiana? E per di più con tanto di manodopera qualificata e con un costo del lavoro pari a meno di un quinto rispetto a quello degli operai del Belpaese? Le possibili risposte sono due. La prima: la 500L si rivela un clamoroso successo planetario, travolge le dirette concorrenti sul mercato e arriva a sfiorare i livelli di vendita delle best seller del gruppo, Punto e Panda. Tutto è possibile, certo, ma al momento un boom di queste dimensioni sembra davvero improbabile. Ipotesi numero due: la 500 in versione large serve giusto per il rodaggio della fabbrica serba. Il bello (si fa per dire) viene dopo. Quando Marchionne, accantonato una volta per tutte il bluff di Fabbrica Italia, annuncerà nuovi tagli negli stabilimenti italiani. Colpa del crollo delle vendite, si dirà, che rende insostenibili i costi di produzione nella Penisola. L'alternativa? Eccola: si chiama Kragujevac. Da queste parti la Fiat ha già accumulato due anni di ritardo rispetto ai piani di partenza e non può più permettersi battute a vuoto. Il governo serbo, da parte sua, ha fatto ponti d'oro all'investitore straniero. Ha regalato terreni e stabilimento (peraltro ridotto quasi in macerie dai bombardamenti della Nato del 1999), ha istituito una zona franca, ha garantito esenzioni fiscali e contributive, ha investito decine di milioni di euro nel progetto promettendo, in aggiunta, nuove strade e ferrovie. Solo che nel frattempo Belgrado ha finito i soldi e pure il governo è cambiato. Con le elezioni del maggio scorso ha perso il posto Boris Tadic, il presidente che insieme al ministro dell'economia Mladjan Dinkic, era stato il principale sponsor di Marchionne. Adesso comandano Tomislav Nikolic (presidente) e Ivica Dacic (primo ministro), due vecchie volpi della politica locale, nazionalisti un tempo vicini a Slobodan Milosevic. Così a Belgrado non si parla quasi più di entrare nella Ue e la stella polare del nuovo governo è Vladimir Putin, che si è affrettato a promettere appoggio politico e, soprattutto, soldi a palate. ANCHE MARCHIONNE è stato costretto a fare i conti con la coppia Nikolic-Dacic. Il piatto piange. Il capo della Fiat reclamava 90 milioni cash a suo tempo promessi da Belgrado. Nessuno scontro. L'accordo è arrivato a tempo di record. Il governo si impegnato a pagare in due rate. La prima, 50 milioni, entro la fine dell'anno. Il resto nel 2013. Marchionne, che ha incontrato Nikolic a Kragujevac il 4 settembre scorso, a quanto pare si fida. O finge di farlo. Del resto il capo del Lingotto sa bene che i serbi a questo punto non possono tirarsi indietro. La perdita dei posti di lavoro promessi dalla Fiat sarebbe una catastrofe politica per il nuovo esecutivo. Marchionne, grande pokerista, ancora una volta può giocare le carte migliori. E a Belgrado non c'è neppure bisogno di bluffare. Il piano "Fabbrica Serbia" ormai è realtà.""""""""""

AGL:

noi non abitiamo in Serbia e, come tanti cittadini, le nostre fonti di informazione sono gli organi di stampa. Inoltre siamo nati, come Sindacato poco più di tre mesi fa. Quindi non abbiamo scheletri nell'armadio. Due sono le cose: o le notizie del video e dell'articolo sono false e allora attendiamo smentite dalla Azienda. Ma se disgraziatamente rispondono a verità, alcune domande sorgono spontanee. FIM, UILM,FISMIC e UGLM hanno condiviso con FIAT un tragitto fatto di grandi novità che hanno creato una piccola rivoluzione nel mondo del lavoro. Verso quale modello di industria ci stanno portando? Quale immagine dell'Italia stiamo portando in Paesi che hanno conquistato da pochi anni la libertà? Cosa ne pensano di tale situazioni le Confederazioni europee dei Sindacati cui sono affiliate le Federazioni metalmeccaniche di cui sopra? Parlerà anche di questo il Presidente Monti con Marchionne, sabato prossimo?

martedì 11 settembre 2012

CARI OPERAI DELL'ALCOA, PER EVITARE CHE VENGANO SPENTE LE PRIME CENTO CELLE DELLO STABILIMENTO..........

..........chiedete ai Partiti di gemellarne ognuna con una delle cento Province italiane, col patto che ogni cella potrà essere spenta solo dopo che venga soppressa la Provincia abbinata ad essa. Vedrete che le celle dell'ALCOA diverranno eterne e voi lavorerete per sempre...........

venerdì 24 agosto 2012

SIAMO CON GLI OPERAI DELL'ALCOA DI PORTOVESME (SARDEGNA). MA COSA HA FATTO IL GOVERNO DA MARZO AD OGGI? DI CHI ERA ED E' IL COMPITO DI TROVARE ALL'ESTERO EVENTUALI ACQUIRENTI PRIVATI DI AZIENDE ITALIANE IN CRISI?

Operai dell'ALCOA in rivolta a Cagliari. http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/associata/2012/08/24/ALCOA-OPERAI-GETTANO-MARE-STOP-TRAGHETTI_7373538.html Siamo con loro (raccomandiamo solo di prestare attenzione a procurare il minor disagio possibile ad altri lavoratori che magari in questo momento devono usufruire dell'aereo a Porto Torres o dei traghetti a Cagliari). Quella dell'ALCOA è una delle gravissime crisi produttive irrisolte in Italia. Per riassumerle si veda l'articolo del Messaggero di oggi: http://www.corteconti.it/export/sites/portalecdc/_documenti/rassegna_stampa/pdf/2012082422452320.pdf Certo siamo d'accordo con chi dice che ciò è il frutto di anni di distrazioni e assenze dei governi nazionali sul versante delle politiche industriali che hanno determinato la scomparsa e lo sfarinamento di interi settori e filiere, la perdita negli ultimi cinque anni del 10% della base occupazionale dell'industria, la contrazione forte di produzione, ordinativi e fatturato. E che il governo dovrebbe costruire risposte rapide al tema dell' inadeguatezza delle infrastrutture, specie nel Mezzogiorno, la riduzione della pressione fiscale, l'accesso al credito, il riordino della Pa , la rimodulazione degli incentivi.
Ma non c'è più tempo nè per attendere che questa trasformazione radicale del nostro Paese abbia compimento (ci vorrebbero decenni e intanto gli operai e le loro famiglie cosa mangiano?) nè per adeguarsi ai tempi della concertazione (la quale avviene da anni nelle stanze del Ministero dello Sviluppo Economico e questi sono i risultati) nè avrebbe senso continuare per anni con i pannicelli caldi degli ammortizzatori sociali "cronici".
Qui ci sono due soggetti precisi, Ministero degli Esteri e Ministero dello Sviluppo Economico che non assolvono al compito di ricercare all'estero (e in fretta) nuovi acquirenti. Ciò, per l'ALCOA è quantomeno successo da marzo. L'affermazione che questo compito sia stato demandato alla multinazionale uscente fa rizzare i capelli. Ma a nessuno è venuto in mente che quest'ultima potrebbe non avere l'interesse a favorire suoi concorrenti esteri?Quindi, cari sindacati, sveglia. Non aspettiamo che siano gli operai a rischiare il posto e la vita. Bussiamo alle porte giuste e sfatiamo i tabù (uno dei quali ad esempio è l'istituzione di zone franche fiscali). Altrimenti viene il sospetto che qualcuno voglia far marcire queste situazioni per favorire acquirenti interni italiani a prezzi stracciati. E non sarebbe la prima volta. Gli operai protestino ma osservino e vigilino sulla lealtà di chi è ora apparentemente al loro fianco.

giovedì 23 agosto 2012

MINISTRO CLINI, SECONDO LEI LA VITA DEGLI OPERAI DELL'ILVA E DEI TARANTINI VALE MENO DI QUELLA DEI PORNOATTORI AMERICANI?

(fotomontaggio satirico intitolato "Orgia di potere" apparso sull'account Facebook della Lega Nord e circolante su Internet)


Emergenza sifilide in California, si ferma l'industria del porno: a rischio migliaia di attori del settore


In California la diffusione della sifilide sembra aver assunto proporzioni rilevanti e così c’è un settore che è entrato in crisi. Si tratta dell’industria del porno che è stata costretta a fermarsi per fare luce sui preoccupanti focolai di infezione rilevati nelle ultime settimane.

Oltre mille attori porno a rischio - Oltre mille attori porno che lavorano nell'area della San Fernando Valley e di Los Angeles, culla e capitale dell'industria pornografica americana, saranno sottoposti a controlli. E finché questi non saranno terminati e non sarà stato delineato un quadro chiaro della situazione sanitaria è stato deciso di bloccare ogni produzione.

Molte le persone del settore risultate positive - A chiedere lo stop è stato l'ente che si occupa dell'assistenza sanitaria dei porno-attori, la Adult Production Health and Safety Services, visto il numero crescente di casi di persone, molte del settore, risultate positive ai test per rilevare la sifilide.

22 agosto 2012

Redazione Tiscali

Ilva: Clini, "Blocco avrebbe effetti sociali drammatici"



19:35 20 AGO 2012
(AGI) - Rimini, 20 ago. - Difendere l'ambiente non vuol dire bloccare lo stabilimento dell'Ilva di Taranto anche perche' questo aprirebbe la strada a "fenomeni sociali che sarebbero drammatici". E' quanto ha affermato il ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, intervenendo al Meeting di Comunione e Liberazione in corso a Rimini.
Il ministro ha sottolineato che "difendere l'ambiente vuol dire difenderlo facendo e non bloccando. Difendere bloccando vuol dire bloccare lo sviluppo del Paese e aprire la strada a fenomeni sociali che sarebbero drammatici". Stamane, Clini aveva confermato che le procedure per la concessione della nuova autorizzazione integrata ambientale (Aia) allo stabilimento Ilva di Taranto si chiuderanno entro il 30 settembre. "Va avanti il programma di lavoro, il 30 settembre finiamo - ha assicurato Clini - e a meta' dello stesso mese andremo a Taranto per verificare lo stato dell'arte".
Secondo Clini, "La strada indicata dal Tribunale del Riesame e' convergente con quella indicata dal Governo: lavoriamo nella stessa direzione, ora spetta all'Ilva investire". E riguardo alle presunte morti legate alle attivita' dell'acciaieria Ilva di Taranto, Clini ribadisce che il fenomeno si ferma "investendo nello sviluppo tecnologico e non lasciando il deserto". E lo stesso Clini ha fatto presente che in queste settimane lui personalmente e il governo stanno vivendo momenti di "angoscia". "Dobbiamo confrontarci - ha detto - con chi alza il cartello del numero dei morti. Lo sappiamo. Ma quella tragedia si ferma investendo nello sviluppo tecnologico e non lasciando il deserto".
Per il responsabile Ambiente del Partito Democratico, Stella Bianchi "Le motivazioni della decisione del riesame sull'Ilva indicano la possibilita che la necessaria azione di risanamento e bonifica dell'impianto industriale di Taranto possano svolgersi senza pregiudicare il funzionamento dell'impianto". "Il blocco dell'impianto avrebbe ricadute di estrema gravita sull'occupazione e sull'attivita dell'intera siderurgia italiana - prosegue l'esponente dei democratici - Siamo convinti che il diritto alla salute e all'integrita' ambientale debbano essere coniugate con la tutela del lavoro e dell'attivita' produttiva. Va quindi perseguita ogni strada che consenta di procedere in modo rapido, certo e misurabile alla riduzione delle emissioni inquinanti e alla bonifica mantenendo per quanto possibile il funzionamento dell'impianto".
Per il presidente del Senatori dell'Italia dei Valori, FeliceBelisario, "I magistrati di Taranto sono stati ingiustamente attaccati dal Governo solo per aver fatto il proprio lavoro, ma fino ad oggi hanno dimostrato di essere gli unici ad avere a cuore la salute degli operai tarantini nel rispetto dei posti di lavoro. Mentre a Taranto sfilavano in passerella i ministri e le forze politiche della sgangherata maggioranza facevano a gara per incensare Il Governo e i padroni dell'Ilva,la magistratura tarantina ha retto lo scontro tenendo la schiena dritta".

sabato 18 agosto 2012

APPELLO PUBBLICO DELL'AGL AI SEGRETARI GENERALI DI PDL (ALFANO) E PD (BERSANI) SUI FINANZIANENTI RICEVUTI DAL PATRON DELL'ILVA DI TARANTO


Caro Angelino, caro Pierluigi,
è con profondo stupore che abbiamo letto la notizia (fonte Antonio Di Pietro , ripresa da Beppe Grillo) in base alla quale, pur nel rigoroso rispetto di tutte le norme di legge in materia, risulterebbe che il Patron dell'ILVA abbia finanziato a suo tempo il PDL per 245 mila euro e la persona di Bersani con altri 98.000 euro.
Vi preghiamo innanzitutto di confermare o smentire o correggere tale notizia, ognuno per la parte che a lui riguarda.
Nel caso malaugurato che la notizia fosse fondata, nel non mettere assolutamente in dubbio la buona fede di entrambi, riteniamo che sarebbe opportuno trovare la maniera, pubblica e trasparente, affinchè quelle somme di denaro venissero girate non già al Dott. Riva quanto agli operai dell'ILVA così duramente colpiti dalle ultime vicende, a parziale lenimento delle loro sofferenze.
Ci rendiamo conto di quanto sia difficile il vostro lavoro e crediamo sinceramente che voi sarete i protagonisti della politica italiana dei prossimi anni.Proprio per questo è bene che entrambi vi mettiate nelle condizioni di poter guardare serenamente negli occhi coloro, incolpevoli, ai quali chiederete di sostenere le difficili scelte che comunque sarà vostro compito indicare.
Certi di un vostro positivo riscontro, vi salutiamo cordialmente.
Roberto Fasciani (Segretario Generale dell'AGL).